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In
questi ultimi 20 anni la batteria ha subito un’evoluzione notevole, a tal
proposito, cosa pensi dei grandi batteristi attuali che hanno raggiunto una
perfezione tecnica tale da poterli paragonare a delle macchine? C’è il
rischio che il GROOVE ne possa essere penalizzato? Si tratta del vecchio scontro
tra TECNICA e MUSICALITA’.
Personalmente
non vedo il problema, quanto meno non in questi termini. Se il batterista ha ben
chiaro in mente quello che fa quando suona (è il concetto della Filosofia della
Performance!) ed è in sintonia con il resto della band, il discorso musicale
dovrebbe sempre risultare chiaro. Se così non fosse, se, cioè, a chi ascolta
arriva più l’aspetto tecnico che
quello musicale, può dipendere sia dal fatto che la band non è all’altezza
del batterista (o viceversa), oppure semplicemente dal fatto che chi ascolta è
interessato maggiormente all’aspetto tecnico e mette in secondo piano la cosa
più importante del fare musica, cioè il discorso musicale. Quindi non dovrebbe
esserci nessuno scontro tra tecnica e musicalità in quanto i due aspetti
cammineranno necessariamente uniti se il musicista è coerente con il suo
personale concetto di fare musica.
Visto
che tu sei stato uno dei batteristi che, fin dai primi anni ’70, ha saputo
coniugare la Tecnica col Groove, ci sveli il tuo metodo, il tuo “segreto” ?
E’
difficile rispondere a questa domanda perché per me tecnica e musicalità sono
sempre state necessariamente l’una dentro l’altra, quindi non si presentava
affatto l’esigenza di coniugarle. Per quel che
riguarda poi il mio personale modo di suonare, posso solo dire che ho
cercato sempre di suonare in maniera più semplice possibile e al tempo stesso
nel modo più incisivo e musicale possibile, quindi il mio segreto, se così lo
si può chiamare, è quello di cercare sempre il miglior risultato con la
maggiore semplicità.
Rudiments
a parte, hai un tuo personalissimo consiglio da dare a chi inizia a studiare la
batteria?
In
linea di massima è sempre complicato dare consigli, a maggior ragione a chi
inizia a studiare. Quello che mi sento di dire, o meglio di ripetere, è di
cercare sempre di suonare coniugando semplicità e precisione, semplicità ed
efficacia, semplicità e perfezione.
Cosa
consigli, invece, a coloro che già sono dei professionisti e che vogliono
continuare a crescere non solo tecnicamente?
E’
molto semplice! Seguite la musica e lasciate che sia lei a guidarvi e mai il
contrario. Non costringetela alle vostre esigenze, qualunque esse siano.
Prestate molta attenzione a tutto quello che la musica vi racconta. Se saprete
ascoltare, sarà lei ad indicarvi la strada che dovrete seguire !
Cosa
non dovrebbe assolutamente mancare nella giornata tipo di un batterista
professionista…donne a parte?
Non
saprei, ognuno ha le sue preferenze! A parte lo studio, credo che non dovrebbe
mancare tutto ciò che faccia bene allo spirito e al corpo! A proposito di
donne, io uso con loro lo stesso approccio che ho con la batteria: faccio musica
non picchio!!! Com’è quel vecchio detto? Non si può vivere con le donne ma
non si può vivere neanche senza!
Hai
scelto tu lo strumento o lo strumento ha scelto te?
Bella
domanda…non è affatto facile rispondere! Fra i tanti strumenti che conoscevo
fin da bambino avrei potuto sceglierne un altro. Se non
ho mai avuto dubbi su quale fosse il mio strumento, allora è
più probabile che la batteria abbia scelto me. Si, forse è proprio
così!
Ricordi
la primissima volta che ti sei seduto dietro a una batteria?
E’
molto difficile ricordarlo precisamente! E’ passata un’eternità! A pensarci
bene, è probabile che la mia prima volta risalga ad un Natale di qualche annetto fa. Avrò avuto circa 5 anni e per Natale mi fu regalata una batteria costruita da
mio cugino con delle scatole per le scarpe . Ricordo che, come piatti, mia madre
mi diede dei coperchi di pentole!
C’è
qualche esperienza musicale, tra le tante che hai vissuto, che ti ha segnato o
che ricordi con maggiore emozione?
Si,
ricordo un’esperienza davvero straordinaria, ancora oggi, quando ci ripenso,
rivivo la stessa forte emozione. Nell’ottobre del 1968 eravamo in tour in
Inghilterra e una sera suonavamo in
un pub inglese, in un famoso jazz pub: il “Ronnie Scott’s”. Eravamo alla
fine del nostro soggiorno inglese e, quella sera, nel pubblico erano presenti
nomi di rilievo, c’erano Quincy Jones, Art Blakey e altri grandi musicisti.
Abbiamo iniziato il nostro concerto regolarmente, come facevamo oramai da
numerose serate, e, dopo un po’, ho iniziato ad avvertire una sensazione
stranissima, ho sentito di uscire dal mio corpo e, non so come , mi sono
ritrovato tra il pubblico a guardare me e la mia band suonare. La sensazione che
provai fu particolarissima ma anche molto bella, la ricordo come qualcosa di
profondamente emozionante. In seguito una cosa simile mi capitò ancora una
volta, a Portorico, sempre in occasione di un concerto. Anche allora provai l’esperienza
di uscire dal corpo e di sollevarmi. Ebbi la netta sensazione di vedere l’orchestra,
me compreso, e il pubblico dall’alto. Anche di quest’altra esperienza
conservo una sensazione molto
bella. Ricordo anche un altro avvenimento, un’altra esperienza molto
particolare, quella dell’assenza di dolore. Durante un concerto, precisamente
in un assolo, non so come, mi sono ferito ad un polso e me ne sono accorto solo
quando ho visto scorrere del sangue. Non mi sono fermato, prima perché non
potevo, poi perché non avevo sentito alcun dolore né quando mi ero ferito, né
dopo. In seguito ho saputo che una
cosa simile è accaduta anche ad altri musicisti.
A
proposito di emozione, come si sente, prima di un concerto, un veterano come te?
Col
passare degli anni, sotto questo aspetto, non sono cambiato affatto, sento
sempre la stessa emozione prima di un concerto. D'altronde penso che se così
non fosse , sarebbe un po’
preoccupante. Un musicista, non lo dimentichiamo, si nutre di emozioni, solo
così può regalarne, a sua volta,
a chi lo ascolta.
Senti
di dover dire grazie a qualcuno in particolare per quello che sei oggi?
Non
so come chiamare il soggetto a cui sento di dover dire grazie. E’ certamente
un’Entità Superiore che ha permesso che io fossi qui, su questa Terra. Dico
grazie innanzitutto per essere nato, e poi
per tutto quello che ho vissuto!
Ti
sei preso sempre molta cura della tua forma fisica, e si vede!!!
Da
questo punto di vista, hai qualche consiglio da dare ai batteristi?
E’
vero che gli esercizi che sviluppano la potenza muscolare possono influire
negativamente sull’elasticità? A sentire te non si direbbe…
In
fatto di forma fisica, i consigli sono molto semplici. Un batterista può
praticare qualunque sport, palestra, footing, ciclismo, ecc., l’importante è
non esagerare, non estremizzare gli esercizi, perché l’obiettivo da
raggiungere è l’equilibrio e la salute. I batteristi, poi,
devono ricordare di esercitare tutti e quattro gli arti, non solo le
braccia. Non spetta certo a me ricordare che lo sport è salute e, proprio
ai batteristi, la salute non può mancare! Se si resta nell’ambito di un
allenamento equilibrato, l’elasticità non ne sarà minimamente influenzata.
E
tu cosa fai per tenerti in forma? Qual è il tuo sport preferito?
Ho
un metodo molto personale per tenermi in forma. Ho scoperto che per stare bene
mentalmente e fisicamente ho bisogno di concedere a me stesso ogni giorno almeno
tre ore del mio tempo. In quest’arco di tempo faccio tutto quello che mi va di
fare, anche nulla se è questo quello che mi occorre! Per quanto riguarda lo
sport ne pratico più di uno e non ho particolari preferenze.
A
proposito di esercizi, è sempre valido il famoso esercizio sul cuscino?
Certamente!!!
E’ un esercizio validissimo che io consiglio sempre per il controllo ed il
potenziamento dei colpi. Si sviluppa in 4 fasi. Si inizia lavorando su di un
cuscino, questo non avendo alcun rimbalzo potenzierà i colpi. In un secondo
momento si prende una moneta da 500 lire e la si fissa con del nastro adesivo
sul cuscino, poi ci si eserciterà
a colpirla, in questo modo si inizierà a sviluppare la precisione. Nella terza
fase si metteranno 2 libri sotto le ascelle per colpire la moneta usando solo
gli avambracci. Infine, e siamo alla quarta fase, si toglie il nastro adesivo e
si colpisce la moneta facendola restare ferma nel punto in cui si trova, in
questo modo si perfezionerà la dinamica del piano e del pianissimo.Come potete
vedere l’esercizio è molto semplice ma, vi garantisco, molto funzionale!
Qual
è il tuo approccio all’improvvisazione? Come sviluppi un assolo?
L’improvvisazione
è per me qualcosa di poco improvvisato, nel senso che ho bisogno sempre di
filtrare tutto ciò che andrò a suonare attraverso la rete della mia mente. Mi
spiego meglio: per realizzare un solo lo devo prima poter provare nella mente,
nel senso che lo devo sentire come vero prima nella mente per poi poterlo andare
a realizzarlo fisicamente sulla batteria. E’ il concetto di cui parlavo prima:
la Filosofia della Performance! Un assolo non
è qualcosa di estraneo alla mia performance,
è una parte di essa e, come tale, dovrà essere coerente con l’intero
discorso musicale che dovrà già essere chiaro, vero, nella
mia mente prima di tradurlo sulla batteria.
Fra
i tanti musicisti che hai conosciuto nel corso della tua carriera, c’è
qualcuno in particolare che ti ha segnato musicalmente?
E’
difficile sceglierne uno, ma se devo fare un solo nome non può che essere
quello di Miles Davis. Quello che sono attualmente come musicista e come
persona, lo devo in gran parte a lui. Miles Davis aveva un modo di insegnare
molto efficace perché molto naturale. Riusciva a dirigere in modo così chiaro
da lasciarmi la libertà di scegliere quale strada seguire tra le varie che lui
indicava. Non prestabiliva mai un sentiero preciso da seguire, e questo ha fatto
si che io crescessi musicalmente libero e responsabile dei miei successi come
dei miei fallimenti.
La
tua vita artistica è una lunga serie di esperienze esaltanti.
Ce
ne ricordi almeno una?
Mi
viene in mente un’esperienza recente che
ha davvero rappresentato per me un grande successo: suonare la mia musica con la
London Jazz Orchestra. Credo che questo sia uno degli obiettivi più importanti
che io abbia raggiunto a tutt’oggi. Mi è costata grande fatica e qualche
momento di crisi ma, alla fine, sono stato molto soddisfatto del lavoro svolto
sia live che discografico.
Quale pensi che debba essere il ruolo del
batterista all’interno di una band?
E’
un musicista come gli altri o ha una “responsabilità” in più?
L’
ho già detto altre volte: la batteria è l’anima della band, è il suo cuore
pulsante. La batteria deve esserci anche quando non c’è, nel senso che, se in
una band non c’è una vera batteria, deve comunque necessariamente esserci una
parte ritmica che la rappresenti. Solo in questo senso può essere vero che il
batterista ha una responsabilità in più, e non nel senso che egli debba
necessariamente sostenere la band. Personalmente tendo a suonare mescolandomi
con gli altri elementi della band, quindi, in perfetta “parità” con gli
altri musicisti.
Ho
10 anni, sono un batterista, vorrei diventare bravo come te…cosa devo fare?
(La
domanda è stata rivolta realmente da un piccolo batterista
presente al seminario!!!)
Pensa
a divertirti e a giocare! Fino ai 18 anni la musica è più divertimento che
impegno!
In
seguito le cose diventeranno più serie e più faticose!!!
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