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INTERVISTA A BILLY COBHAM

di Rocco Salzano

 

 

In questi ultimi 20 anni la batteria ha subito un’evoluzione notevole, a tal proposito, cosa pensi dei grandi batteristi attuali che hanno raggiunto una perfezione tecnica tale da poterli paragonare a delle macchine? C’è il rischio che il GROOVE ne possa essere penalizzato? Si tratta del vecchio scontro tra TECNICA e MUSICALITA’.

Personalmente non vedo il problema, quanto meno non in questi termini. Se il batterista ha ben chiaro in mente quello che fa quando suona (è il concetto della Filosofia della Performance!) ed è in sintonia con il resto della band, il discorso musicale dovrebbe sempre risultare chiaro. Se così non fosse, se, cioè, a chi ascolta arriva più l’aspetto tecnico  che quello musicale, può dipendere sia dal fatto che la band non è all’altezza del batterista (o viceversa), oppure semplicemente dal fatto che chi ascolta è interessato maggiormente all’aspetto tecnico e mette in secondo piano la cosa più importante del fare musica, cioè il discorso musicale. Quindi non dovrebbe esserci nessuno scontro tra tecnica e musicalità in quanto i due aspetti   cammineranno necessariamente uniti se il musicista è coerente con il suo personale concetto di fare musica. 

 

Visto che tu sei stato uno dei batteristi che, fin dai primi anni ’70, ha saputo coniugare la Tecnica col Groove, ci sveli il tuo metodo, il tuo “segreto” ?

E’ difficile rispondere a questa domanda perché per me tecnica e musicalità sono sempre state necessariamente l’una dentro l’altra, quindi non si presentava affatto l’esigenza di coniugarle. Per quel che  riguarda poi il mio personale modo di suonare, posso solo dire che ho cercato sempre di suonare in maniera più semplice possibile e al tempo stesso nel modo più incisivo e musicale possibile, quindi il mio segreto, se così lo si può chiamare, è quello di cercare sempre il miglior risultato con la maggiore semplicità.

 

Rudiments a parte, hai un tuo personalissimo consiglio da dare a chi inizia a studiare la batteria?

In linea di massima è sempre complicato dare consigli, a maggior ragione a chi inizia a studiare. Quello che mi sento di dire, o meglio di ripetere, è di cercare sempre di suonare coniugando semplicità e precisione, semplicità ed efficacia, semplicità e perfezione.

 

Cosa consigli, invece, a coloro che già sono dei professionisti e che vogliono continuare a crescere non solo tecnicamente?

E’ molto semplice! Seguite la musica e lasciate che sia lei a guidarvi e mai il contrario. Non costringetela alle vostre esigenze, qualunque esse siano. Prestate molta attenzione a tutto quello che la musica vi racconta. Se saprete ascoltare, sarà lei ad indicarvi la strada che dovrete seguire !

 

Cosa non dovrebbe assolutamente mancare nella giornata tipo di un batterista professionista…donne a parte?

Non saprei, ognuno ha le sue preferenze! A parte lo studio, credo che non dovrebbe mancare tutto ciò che faccia bene allo spirito e al corpo! A proposito di donne, io uso con loro lo stesso approccio che ho con la batteria: faccio musica non picchio!!! Com’è quel vecchio detto? Non si può vivere con le donne ma non si può vivere neanche senza!

 

Hai scelto tu lo strumento o lo strumento ha scelto te?

Bella domanda…non è affatto facile rispondere! Fra i tanti strumenti che conoscevo fin da bambino avrei potuto sceglierne un altro. Se non  ho mai avuto dubbi su quale fosse il mio strumento, allora è  più probabile che la batteria abbia scelto me. Si, forse è proprio così!

 

Ricordi la primissima volta che ti sei seduto dietro a una batteria?

E’ molto difficile ricordarlo precisamente! E’ passata un’eternità! A pensarci bene, è probabile che la mia prima volta risalga ad un Natale  di qualche annetto fa. Avrò avuto circa  5 anni e per Natale mi fu regalata una batteria costruita da mio cugino con delle scatole per le scarpe . Ricordo che, come piatti, mia madre mi diede dei coperchi di pentole!

 

C’è qualche esperienza musicale, tra le tante che hai vissuto, che ti ha segnato o che ricordi con maggiore emozione?

Si, ricordo un’esperienza davvero straordinaria, ancora oggi, quando ci ripenso, rivivo la stessa forte emozione. Nell’ottobre del 1968 eravamo in tour in Inghilterra e una sera  suonavamo in un pub inglese, in un famoso jazz pub: il “Ronnie Scott’s”. Eravamo alla fine del nostro soggiorno inglese e, quella sera, nel pubblico erano presenti nomi di rilievo, c’erano Quincy Jones, Art Blakey e altri grandi musicisti. Abbiamo iniziato il nostro concerto regolarmente, come facevamo oramai da numerose serate, e, dopo un po’, ho iniziato ad avvertire una sensazione stranissima, ho sentito di uscire dal mio corpo e, non so come , mi sono ritrovato tra il pubblico a guardare me e la mia band suonare. La sensazione che provai fu particolarissima ma anche molto bella, la ricordo come qualcosa di profondamente emozionante. In seguito una cosa simile mi capitò ancora una volta, a Portorico, sempre in occasione di un concerto. Anche allora provai l’esperienza di uscire dal corpo e di sollevarmi. Ebbi la netta sensazione di vedere l’orchestra, me compreso, e il pubblico dall’alto. Anche di quest’altra esperienza conservo una sensazione  molto bella. Ricordo anche un altro avvenimento, un’altra esperienza molto particolare, quella dell’assenza di dolore. Durante un concerto, precisamente in un assolo, non so come, mi sono ferito ad un polso e me ne sono accorto solo quando ho visto scorrere del sangue. Non mi sono fermato, prima perché non potevo, poi perché non avevo sentito alcun dolore né quando mi ero ferito, né dopo. In  seguito ho saputo che una cosa simile è accaduta anche ad altri musicisti.

 

A proposito di emozione, come si sente, prima di un concerto, un veterano come te?

Col passare degli anni, sotto questo aspetto, non sono cambiato affatto, sento sempre la stessa emozione prima di un concerto. D'altronde penso che se così non fosse , sarebbe un  po’ preoccupante. Un musicista, non lo dimentichiamo, si nutre di emozioni, solo così può regalarne,  a sua volta, a chi lo ascolta.

 

Senti di dover dire grazie a qualcuno in particolare per quello che sei oggi?

Non so come chiamare il soggetto a cui sento di dover dire grazie. E’ certamente un’Entità Superiore che ha permesso che io fossi qui, su questa Terra. Dico grazie innanzitutto per essere nato, e poi  per tutto quello che ho  vissuto!

 

Ti sei preso sempre molta cura della tua forma fisica, e si vede!!!

 Da questo punto di vista, hai qualche consiglio da dare ai batteristi?

E’ vero che gli esercizi che sviluppano la potenza muscolare possono influire negativamente sull’elasticità? A sentire te non si direbbe…

In  fatto di forma fisica, i consigli sono molto semplici. Un batterista può praticare qualunque sport, palestra, footing, ciclismo, ecc., l’importante è non esagerare, non estremizzare gli esercizi, perché l’obiettivo da raggiungere è l’equilibrio e la salute. I batteristi, poi,  devono ricordare di esercitare tutti e quattro gli arti, non solo le braccia. Non  spetta certo a me ricordare che lo sport è salute e, proprio ai batteristi, la salute non può mancare! Se si resta nell’ambito di un allenamento equilibrato, l’elasticità non ne sarà minimamente influenzata.

 

E tu cosa fai per tenerti in forma? Qual è il tuo sport preferito?

Ho un metodo molto personale per tenermi in forma. Ho scoperto che per stare bene mentalmente e fisicamente ho bisogno di concedere a me stesso ogni giorno almeno tre ore del mio tempo. In quest’arco di tempo faccio tutto quello che mi va di fare, anche nulla se è questo quello che mi occorre! Per quanto riguarda lo sport ne pratico più di uno e non ho particolari preferenze.

 

A proposito di esercizi, è sempre valido il famoso esercizio sul cuscino?

Certamente!!! E’ un esercizio validissimo che io consiglio sempre per il controllo ed il potenziamento dei colpi. Si sviluppa in 4 fasi. Si inizia lavorando su di un cuscino, questo non avendo alcun rimbalzo potenzierà i colpi. In un secondo momento si prende una moneta da 500 lire e la si fissa con del nastro adesivo sul cuscino,  poi ci si eserciterà a colpirla, in questo modo si inizierà a sviluppare la precisione. Nella terza fase si metteranno 2 libri sotto le ascelle per colpire la moneta usando solo gli avambracci. Infine, e siamo alla quarta fase, si toglie il nastro adesivo e si colpisce la moneta facendola restare ferma nel punto in cui si trova, in questo modo si perfezionerà la dinamica del piano e del pianissimo.Come potete vedere l’esercizio è molto semplice ma, vi garantisco, molto funzionale!

 

Qual è il tuo approccio all’improvvisazione? Come sviluppi un assolo?

L’improvvisazione è per me qualcosa di poco improvvisato, nel senso che ho bisogno sempre di filtrare tutto ciò che andrò a suonare attraverso la rete della mia mente. Mi spiego meglio: per realizzare un solo lo devo prima poter provare nella mente, nel senso che lo devo sentire come vero prima nella mente per poi poterlo andare a realizzarlo fisicamente sulla batteria. E’ il concetto di cui parlavo prima: la Filosofia della Performance! Un   assolo  non è qualcosa di estraneo alla mia  performance, è una parte di essa e, come tale, dovrà essere coerente con l’intero discorso musicale che dovrà già essere chiaro, vero, nella  mia mente  prima di tradurlo sulla batteria.

 

Fra i tanti musicisti che hai conosciuto nel corso della tua carriera, c’è qualcuno in particolare che ti ha segnato musicalmente?

E’ difficile sceglierne uno, ma se devo fare un solo nome non può che essere quello di Miles Davis. Quello che sono attualmente come musicista e come persona, lo devo in gran parte a lui. Miles Davis aveva un modo di insegnare molto efficace perché molto naturale. Riusciva a dirigere in modo così chiaro da lasciarmi la libertà di scegliere quale strada seguire tra le varie che lui indicava. Non prestabiliva mai un sentiero preciso da seguire, e questo ha fatto si che io crescessi musicalmente libero e responsabile dei miei successi come dei miei fallimenti.

 

La tua vita artistica è una lunga serie di esperienze esaltanti.

Ce ne ricordi almeno una?

Mi viene in mente un’esperienza recente  che ha davvero rappresentato per me un grande successo: suonare la mia musica con la London Jazz Orchestra. Credo che questo sia uno degli obiettivi più importanti che io abbia raggiunto a tutt’oggi. Mi è costata grande fatica e qualche momento di crisi ma, alla fine, sono stato molto soddisfatto del lavoro svolto sia live che discografico.

 

Quale pensi che debba essere il ruolo del batterista all’interno di una band?

E’ un musicista come gli altri o ha una “responsabilità” in più?

L’ ho già detto altre volte: la batteria è l’anima della band, è il suo cuore pulsante. La batteria deve esserci anche quando non c’è, nel senso che, se in una band non c’è una vera batteria, deve comunque necessariamente esserci una parte ritmica che la rappresenti. Solo in questo senso può essere vero che il batterista ha una responsabilità in più, e non nel senso che egli debba necessariamente sostenere la band. Personalmente tendo a suonare mescolandomi con gli altri elementi della band, quindi, in perfetta “parità” con gli altri musicisti.

 

Ho 10 anni, sono un batterista, vorrei diventare bravo come te…cosa devo fare?

(La domanda è stata rivolta realmente da un piccolo batterista  presente al seminario!!!)

Pensa a divertirti e a giocare! Fino ai 18 anni la musica è più divertimento che impegno!

In seguito le cose diventeranno più serie e più faticose!!!

 

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