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Chi
legge non potrà che essere d’accordo con me se,
aprendo quest’articolo, mi
riferirò a Billy Chobam come a un
pilastro della storia della batteria, un capitolo di grande rilievo nella storia
della musica. Per chi, magari tra i più giovani, avesse bisogno di conoscerlo
un po’ meglio, ricordiamo, per sommi capi, chi è stato e chi è Billy Cobham.
Il
leggendario Cobham, nato a Panama nel 1944, si trasferì a New York con la
famiglia quando aveva appena tre anni, iniziando a suonare la batteria ancor
prima di entrare alla “High School of Music and Art of New York”.
Il suo primo
maestro, infatti, fu suo padre, con il quale il piccolo Billy iniziò a studiare
all’età di 8 anni.
La musica e
il talento erano di casa presso i Cobham, infatti i cugini, che fabbricavano e
suonavano stell drums e congas a Panama, fecero nascere in lui l’amore per la
batteria e il fratello Wayne
condivise con lui l’amore per la musica diventando un ottimo suonatore di
corno, oltre che compositore e produttore musicale.
Presso la
High School of Music studiò teoria ed ebbe l’opportunità di partecipare ai
seminari di due dei più noti musicisti del secolo: Thelonius Monk e Stan Getz,
con i quali approfondì le sue conoscenze dello strumento.
Cobham,
riferendosi a quel periodo, ricorda: “In quegli anni il jazz era un po’
fuori dagli studi musicali ortodossi, il corpo docente preferiva assolutamente
la musica classica. Ovviamente noi studenti desideravamo fortemente conoscere
musicisti jazz. Miles Davis, in particolare, era uno dei musicisti fondamentali
dell’epoca. Andavamo ad ascoltarlo e cercavamo di analizzarlo e di criticarlo,
così come facevamo con gli altri musicisti, tuttavia, in quegli anni tutte le
strade portavano a Miles”.
Alla fine
degli anni sessanta Billy Cobham suonava con Billy Taylor e col New York Jazz
Sextet insieme ad Horace Silver. Nel 1969, insieme a Michael e Randy Brecker,
formò il gruppo jazz/rock DREAMS; la popolarità che gli diede questo genere
moltiplicò gli impegni di Cobham e lo condusse fino a Miles Davis, col quale
incise diversi dischi prima di entrare nella leggendaria Mahavishnu Orchestra di
John McLaughlin, una delle band più importanti e rappresentative.
Alla lista
delle collaborazioni vanno aggiunti altri prestigiosi nomi come quelli di Ron
Carter, George Benson, Stanley Clarke, Sonny Rollins, George Duke, Gil Evans,
James Brown, Quincy Jones, Peter Gabriel, Tito Puente e tanti altri.
Billy
Cobham, forse il miglior batterista del jazz/rock e sicuramente uno dei più
tecnicamente preparati, è considerato come l’emblema del virtuosismo
applicato alla batteria. La sua immensa capacità ritmica priva di limiti,
assolutamente incapace di accontentarsi di risultati non eccellenti, il suo
inimitabile groove, il suo suono
fluente, il suo talento pirotecnico e spettacolare, hanno fatto si che fosse scelto come “World Class Master”
del suo strumento, cosa accaduta solo poche volte nella storia della musica.
Cobham ha
attraversato la storia del jazz degli ultimi trentacinque anni ai più alti
livelli, lasciando un’impronta personale che possiamo paragonare solo a quella
di personaggi quali Louis Armstrong, Miles Davis, Jaco Pastorius o altri tra i
più importanti musicisti di questo secolo.
Si è
esibito in centinaia di registrazioni, ha galvanizzato i palcoscenici
internazionali in concerti, innumerevoli festival, radio e televisioni, senza
mai trascurare la sua intensa attività di docenza in centinaia di drums clinics,
drums workshops e simposi svolti in tutto il mondo. La sua influenza stilistica
ha letteralmente creato una categoria nella musica, ecco perché possiamo
tranquillamente ripetere che Billy Cobham è un’eccezionale parte della storia
della musica moderna.
E’ stato
per me un evento davvero speciale poter conoscere personalmente Billy Cobham,
speciale perché, oltre al grande musicista che già ero preparato ad
incontrare, ho avuto modo di avvicinare una persona molto profonda, con una
ricchezza spirituale che ha permeato ogni suo discorso, sia durante l’intervista
sia, cosa molto più “strana”, durante il suo seminario.
Il seminario
a cui mi riferisco si è tenuto a Napoli il
6 marzo scorso, organizzato dagli amici Leopoldo Brancaccio e Valerio
Pandolfi del negozio ACUSTICA.
Ho osservato
Billy Cobham da quando è arrivato in sala fino a quando, pur stanco per il
lavoro svolto, ha concesso l’ultimo autografo, e l’ho trovato sempre
cordiale e disponibile, con una vivacità e un entusiasmo paragonabili
a quelli di un giovane musicista agli esordi
(d’altronde ha appena
57 anni!!!).
Assistere
alla sua interessantissima lezione e poter parlare con lui, ha rafforzato in me
la convinzione che la semplicità e l’amore per lo
strumento sono le caratteristiche indispensabili per fare musica.
Le sue
parole sono un implicito invito a spazzare via le eventuali false convinzioni
che possono nascere navigando nell’immenso mare del materiale didattico oggi a
disposizione. Non a caso Cobham ha scelto come tema dell’incontro un argomento
che sta a monte dell’aspetto prettamente tecnico e che, secondo lui, ha
maggiore importanza di quest’ultimo, in quanto ne è la premessa fondamentale.
Stiamo parlando della FILOSOFIA DELLA PERFORMANCE,
cioè dell’esame di tutto quel che accade nella mente di un batterista prima e
durante la sua performance.
Purtroppo il
poco tempo a disposizione per l’intervista,
non mi ha permesso di
rivolgergli tutte le domande che avrei voluto; d'altronde, è pur vero che, se
ne avessi avuto molto di più, ugualmente
non avrei esaurito gli argomenti.
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